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La fine di un mondo non è la fine del mondo: autori e opere 

Servizio Fotografico Vaticano | Manu Brabo | Rachel Bujalski | Alejandro Cartagena | Diego Ibarra Sánchez | Jim Lo Scalzo | Dylan Martínez | Börje Tobiasson | Liu Xia | Alison Jackson

 

Servizio Fotografico Vaticano

Opera esposta:

Lʼepidemia di SARS-COV-2 a livello fotografico ha lasciato e sta lasciando molte immagini che hanno assunto un ruolo iconico nellʼimmaginario comune. Questa è una delle più emblematiche: il 15 marzo del 2020 il Papa si reca a piedi in maniera del tutto informale alle Chiese di Santa Maria Maggiore e San Marcello al Corso per pregare per la fine della pandemia. È un insolito e privato pellegrinaggio del Pontefice.

 Servizio Fotografico Vaticano

© Collezione Lorenzo Spallino / Servizio Fotografico Vaticano  

Manu Brabo

Dal 2007 Il lavoro di Manu Brabo (Spagna, 1981) si concentra principalmente sui conflitti sociali e disastri naturali che sono stati e che sono in atto in paesi come Honduras, El Salvador, Haiti, Bolivia, Kosovo, Libia, Egitto, Siria, Ucraina. Rapito per 45 giorni dai soldati di Gheddafi nel 2011, il fotoreporter ha lavorato per diverse ONG e agenzie stampa internazionali. Nel 2013 ha vinto il Premio Pulitzer e più volte ha vinto il premio Photographer of the Year. Attualmente si dedica anche allʼinsegnamento in diverse università e scuole di fotogiornalismo in Spagna.

Opera esposta:

Dal 2014 il fotografo si reca in Ucraina per documentare gli orrori di una guerra di cui si è sempre parlato poco. Il lavoro di Manu Brabo si concentra sulla rappresentazione di ciò che avviene al fronte, ma anche sugli aspetti più quotidiani di una popolazione soggiogata dalla guerra. La tematica dello scatto è quella della religione (ricorrente nella ricerca di Manu Brabo) ed in questa foto si immortala un importante momento del credo ortodosso. La religione diventa anche un modo per sottrarre lʼinfanzia alla triste prospettiva del reclutamento come bambini soldato.

Manu Brabo

© Raffaella De Chirico Arte Contemporanea / Manu Brabo

Rachel Bujalsky

Rachel Bujalski è una fotografa documentarista di San Francisco, California. Il suo lavoro studia ed immortala lo stile di vita e le soggettività degli individui che vivono ai margini delle società e che con le loro variegate e molteplici caratteristiche costituiscono la cultura americana odierna. I suoi progetti sono stati pubblicati su The New York Times, National Geographic, The Washington Post, The Wall Street Journal, ESPN, Vice, WIRED e CNN tra gli altri. Il suo lavoro documentario del 2019 per ESPN's “The Squad: E:60” e l'articolo, “44 Years, 41 Allegations”, hanno vinto un Emmy per il miglior giornalismo sportivo 2020. Nel 2020, è stata nominata tra i 30 “New and Emerging Photographers to Watch” e selezionata tra i Top 50 artisti di Critical Mass.

Opera esposta:

Il soggetto è Kylie, è una ragazzina di Flagstaff in Arizona. Anche se distolti dall’obbiettivo della macchina fotografica i suoi occhi sono espressivi ed imbronciati, con un accenno di disillusione. Infatti, quella in cui vive Kylie, non è la grande e ricca America, ma quella parte di una nazione lasciata ai margini del progresso e confinata nelle immense periferie, dove i bambini crescono velocemente, ma inconsapevoli e ignari della realtà.

Rachel Bujalski

© Collezione Lorenzo Spallino / Rachel Bujalski

Alejandro Cartagena

Alejandro Cartagena, nato nel 1977 a Santo Domingo, vive e lavora a Monterrey in Messico. Nei suoi progetti, attraverso il paesaggio e il ritratto, esamina aspetti sociali, urbani e ambientali. I suoi lavori fanno parte delle collezioni di versi musei come il MOMA di San Francisco, il J. Paul Getty Museum e il Museum of Contemporary Photography di Chicago.

Opera esposta:

Il progetto “The Car Poolers” si è sviluppato sullʼAutostrada 85 in Messico, dove lʼartista ha ritratto i pendolari durante i trasferimenti per lavoro sistemati nella parte posteriore di camioncini e pick-up, in diversificate forme e posizioni. “The Car Poolers” fa parte di un corpus di lavori più ampio intitolato “Suburbia Mexicana” nel quale Cartagena sviluppa la correlazione tra essere umano e paesaggio evidenziando gli effetti disastrosi sullʼecosistema dellʼespansione senza remore della periferia. I suoi scatti ritraggono la resistenza dellʼessere umano attraverso uno sguardo intimo e quotidiano.

Alejandro Cartagena

© Raffaella De Chirico Arte Contemporanea / Alejandro Cartagena

Diego Ibarra Sánchez

Diego Ibarra Sánchez, co-fondatore di MeMo, è un fotografo documentarista con base in Libano. Ha pubblicato molte delle sue storie in numerosi giornali e riviste, come il New York Times, Der Spiegel, Revista. Nel 2006 ha trascorso un anno in Sud America per migliorare il suo processo di narrazione. Al suo ritorno in Spagna, ha lavorato per due anni per il giornale catalano Avui. Nel 2009 Diego ha deciso di trasferirsi in Pakistan e allo stesso tempo ha continuato a viaggiare in diversi altri paesi tra cui Afghanistan, Bahrain, Libia, Nigeria e Tanzania. Ha lasciato il Pakistan nel 2014 e attualmente vive in Libano. Ha ricevuto il premio umanitario AECID "Juan Bartolomé", il premio FINI dell'Università Messicana, il premio Aragón Journalism Association, due menzioni d'onore alla National Press Photographers Association (NPPA), il primo posto agli International Photographic Awards (IPA) e il premio spagnolo Human Right con MeMo.

Opera esposta:

 La fotografia ritrae lʼaula di una scalcinata scuola in Siria da un foro di un muro, inquadratura che amplifica ancora di più il senso di decadenza. Diego Ibarra Sánchez con il suo lavoro non vuole solamente mostrare ciò che accade nel mondo, ma vuole anche generare riflessioni. Le storie dimenticate sono i soggetti prediletti dal fotografo che non si sofferma ad immortalare le vere e proprie azioni violente della guerra, ma ne ritrae le conseguenze. Il suo sguardo infatti va oltre la linea del fronte, mostrano do tutto ciò che rimane dopo attentati e guerriglie, una realtà ferita nella quale allʼumanità non resta nientʼaltro che la propria vita, verso la quale il fotografo dimostra un religioso rispetto.

Ibarra Sanchez

© Raffaella De Chirico Arte Contemporanea / Diego Ibarra Sánchez

Jim Lo Scalzo

Dopo lʼimpiego in US News & World Report, il fotoreporter Jim Lo Scalzo da 11 anni fa parte dello staff dellʼEuropean Press Photo Agency. Nel 2016 è stato nominato fotografo dellʼanno della White House News Photographer Association. Nonostante un periodo di insegnamento di quattro anni come professore di fotogiornalismo presso la George Washinton University, si dimostra una figura non convenzionale nel suo ambiente, non si presta particolarmente ai discorsi di tipo
tecnico, ma preferisce concentrarsi sulla storia che cerca di immortalare nel momento dellʼestrema verità.

Opera esposta:

Il 2021 si è aperto per gli Stati Uniti dʼAmerica, e il mondo intero, con un clamoroso evento: il giorno in cui era prevista la conferma dellʼelezione di Joe Biden da parte del Congresso, le proteste a favore di Trump sono culminate in un unicum della storia americana, lʼassalto ad uno dei simboli della democrazia statunitense, il Campidoglio. Un controsenso assoluto per un paese che si è sempre professato un faro per la democrazia. Lʼimmagine ritrae uno dei momenti iconici della rivolta e di concitazione grottesca, nel quale Jake Angeli, un teorico e attivista trumpiano, si presenta ricoperto da pelle di bisonte ed elmetto con le corna, con il tentativo di emulare i costumi dei nativi americani.

Jim Lo Scalzo

© Collezione Lorenzo Spallino / ANSA

Dylan Martínez

Nato a Barcellona, Dylan Martinez vive e lavora attualmente a Londra. Fotografo di cronaca, molti dei suoi scatti sono conosciuti a livello internazionale, in quanto ritraenti momenti iconici della storia degli ultimi anni come il G8 di Genova, la prima comparsa in pubblico di Papa Francesco o le proteste per George Floyd a Londra.

Opera esposta:

La fotografia immortala un momento iconico delle proteste avvenute a Londra nel giugno 2020 per la morte di George Floyd. Un manifestante nero, Patrick Hutchinson, durante uno dei diversi scontri avvenuti in quei giorni, porta in spalla un estremista bianco di destra ferito per portarlo in salvo dalle violenze. Lʼumanità dimostrata è davvero disarmante e questo gesto diventa un messaggio che vuole andare oltre la violenza, tentativo per fermare unʼinconcludente catena di vendette.

Dylan Martinez

© AP Images

Börje Tobiasson

Nato a Tingsas (Svezia) nel 1952 e trasferitosi in Italia verso la fine degli anni Ottanta, Börje Tobiasson racconta attraverso le proprie fotografie una vita di viaggi e nomadismo. I suoi scatti mostrano vite e luoghi al limite, i quali sono
una metafora stessa della vita di Tobiasson. Abbraccia la disciplina buddista e fa del nomadismo una radicale scelta di vita decidendo di non avere una dimora fissa circa venti anni fa. Nei suoi scatti non cʼè presa di posizione ma prevale un punto di osservazione silenzioso, un punto di vista nobile e pacato dove il ritmo è scandito dallʼavvicendarsi di piccoli fatti.

Opera esposta:

"New York Twin Towers and an airplane" fa parte di un progetto del 1986 che raccoglie fotografie di quindici diverse città del mondo durante gli anni Ottanta (titolo del progetto: “It was hard to be a saint in the city”), periodo durante il quale da lì a poco sarebbe iniziata una gentrificazione diffusa ed un cambiamento irreversibile per la società. Con gli occhi di oggi la fotografia assume un ulteriore valore e ci appare con un significato quasi profetico.

Borie Tobiasson

© Collezione Lorenzo Spallino / Raffaella De Chirico Arte Contemporanea / Börje Tobiasson

Liu Xia

 Nata nel 1959 a Pechino, Liu Xia è una delle figure artistiche più rilevanti del mondo cinese ed è stata membro attivo della vivace scena artistica fiorita a Pechino negli anni Ottanta, un decennio relativamente tollerante. Moglie di Liu Xiaobo, premio Nobel per la pace nel 2010, tale condizione le è costata la libertà con un provvedimento di arresti domiciliari, pratica comune in Cina per i difensori dei diritti umani.

Opera esposta:

Lʼartista attraverso la raffigurazione di bambole dal viso distorto fa emergere la sua sofferta condizione di oppressione e reclusione forzata allʼinterno delle mura domestiche, creando un effetto disturbante ed ossessivo. La contestualizzazione
politica non è esplicita ma dallʼimmagine emerge quanto lʼartista sia stata privata della libertà. Tutti gli scatti sono stati realizzati in quellʼappartamento da cui non può uscire, durante il provvedimento di arresti domiciliari in quanto moglie di Liu Xiaobo e poi portati fuori dalla Cina con lʼaiuto di alcuni membri della diplomazia internazionale, amici dellʼartista.

Liu Xia

© Raffaella De Chirico Arte Contemporanea

Alison Jackson

Nata nel 1960 a Southsea nel Regno Unito, Alison Jackson è unʼartista, fotografa e filmmaker, vincitrice di un premio BAFTA. Dopo aver studiato presso il Royal College of art e il Chelsea College of Art and Design ha iniziato la sua carriera artistica ed in contemporanea ha lavorato anche per la BBC. Dal 2002 le sue opere fotografiche ottengono visibilità e successo internazionali e si può contarne la presenza in musei come il Louvre e fiere come Paris Photo.

Opera esposta:

Lʼobbiettivo di Alison Jackson è indagare i confini nebulosi tra realtà ed immaginario. Per realizzare la sua ricerca in tal senso usa sosia di celebrità e ricrea uno scenario simulato ma apparentemente reale. Il fruitore davanti a queste immagini è incredulo e disorientato per lʼincredibile somiglianza, rendendo evidente la relazione psicologica tra ciò che vediamo ed immaginiamo. La simulazione di tali icone minaccia proprio la differenza tra il reale e lʼimmaginario, tra il vero e il falso. Il soggetto non è più necessario, poiché nellʼimmaginario la simulazione è più importante e non importa se questa sia vera o meno. È proprio questa confusione temporanea lʼeffetto ricercato dallʼartista. Come in questa fotografia ritraente Marilyn Monroe e JFK, Alison Jackson presente le celebrità in situazioni intime e quotidiane e, in alcuni casi, anche compromettenti, creando nello spettatore una ancora più profonda incredulità, ma anche un accenno di sorriso per le situazioni spesso grottesche.

Alison Jackson

© Raffaella De Chirico Arte Contemporanea / Alison Jackson